I sintomi tipici della menopausa sono noti: vampate di calore, sudorazioni notturne, disturbi del sonno, ansia, sbalzi d’umore, aumento di peso etc. E poi c’è quel disturbo di cui si parla meno: l’atrofia vulvovaginale. Ma perché ne soffriamo? Perché ancora ne parliamo così poco? Esistono terapie?

Gli ormoni influiscono anche la nostra pelle

Non ci pensiamo mai, ma anche quella della vulva e della vagina è pelle. Una pelle delicata. Se è vero che con la menopausa per la pelle del nostro corpo inizia una fase “dura” (disidratazione, secchezza, perdita di elasticità, etc.), una analoga trasformazione la subiscono anche le pareti vaginali. Dopo il calo degli ormoni in questa zona del nostro corpo si verifica un vero e proprio assottigliamento delle pareti vaginali. Non solo. Le mucose diventano meno lubrificate e fragili (anche per questo possono diventare dolorosi, alle volte impossibili, i rapporti sessuali). A questo si aggiungano fastidiosi pruriti, lesioni e sovrapposizioni di germi, escoriazioni, infiammazioni, disturbi urinari, etc.

 

Menopausa non fa più rima con “prendiamoci una pausa”

Oggi che la donna in menopausa non è più, come una volta, una donna “anziana”, oggi che le donne vantano un’aspettativa di vita di almeno 30 anni dopo il “grande cambiamento“, oggi che abbiamo sdoganato l’aspetto sessuale, vissuto come una componente fondamentale per un sano stile di vita, oggi più che mai dobbiamo imparare ad affrontare il sintomo. Così come si fa per il resto della sintomatologia menopausale. E questo non solo per una sana e sacrosanta vita sessuale, ma anche per la qualità della vita di tutti i giorni.

Per una qualità della vita, non solo sessuale

Nei casi più seri infatti, il problema va ben oltre il pube. È la vita di tutti i giorni quella destinata a cambiare, e non in meglio, proprio a causa dell’atrofia vulvo vaginale.

Hai dei dubbi? Fai il test! Per facilitare la diagnosi di Atrofia Vulvo-Vaginale (AVV) infatti, alcuni medici usano uno strumento, il Vaginal Health Index, che permette di valutare alcuni parametri:

  • Elasticità vaginale
  • Secrezioni vaginali
  • pH
  • Mucosa epiteliale
  • Idratazione della vagina

 

A ciascuno di questi parametri viene assegnato un punteggio. Una volta sommati i risultati parziali si è in grado di capire la severità dell’atrofia vaginale. 

Ritrovare la nostra mappa dell’eros

Oggi le soluzioni e le cure per l’atrofia vaginale ci sono. E sono diverse. Si possono plasmare sulla nostra menopausa, per fare in modo di ricostruire una nuova mappa della nostra intimità.
Ad esempio, l’ultimo nato tra i farmaci per l’Atrofia vulvo-vaginale è il prasterone (DHEA) (principio attivo di Intrarosa, questo è il nome commerciale del farmaco). Un farmaco conosciuto dai medici e dalle pazienti, per i riscontri positivi legati ai disturbi della secchezza vaginale. Come agisce questo farmaco?

Il prasterone (DHEA) corregge i sintomi e i segni dell’atrofia vulvo-vaginale sostituendo gli estrogeni che sono prodotti normalmente dalle ovaie delle donne prima della menopausa. Viene inserito in vagina, in modo tale che l’ormone sia rilasciato dove è necessario. Ciò può alleviare il fastidio vaginale (fonte: AIFA)

Il nostro consiglio? Consultiamoci con la nostra ginecologa alla prossima visita ginecologica.

 

 

Katia