Mangiare troppo vuol dire assumere cibi che, per contenuto calorico e quantità, apportano all’organismo troppe calorie. Valutando l’Indice di Massa Corporea riusciamo a capire se le calorie che introduciamo sono corrette.

Se il valore dell’Indice di Massa Corporea ricade nell’intervallo del sovrappeso o dell’obesità, vuol dire che le calorie che assumiamo sono in eccesso rispetto a quelle che l’organismo utilizza: l’energia in eccesso, sotto forma di grasso, viene quindi immagazzinata nel tessuto adiposo. Non c’è però una quantità assoluta di calorie giusta o sbagliata, ma esistono necessità per ogni singolo individuo, in ogni fase della vita, in base al suo equilibrio energetico.

Comportamento alimentare nell’obesità

Analizzando il comportamento alimentare delle persone obese e sovrappeso, spesso si osserva che è influenzato da esperienze cognitive ed emozionali in cui c’è la tendenza ad usare l’alimentazione come qualcosa di diverso dal suo scopo principale; il ricorso frequente a spuntini  o l’abuso di cibi sapidi e ricchi di grassi che prescindono dagli stimoli della fame e della sazietà, esprime la ricerca di gratificazione e di appagamento. Le persone obese inoltre sono  più appagate dai cibi ricchi di grassi e con un alto contenuto calorico che producono un senso di sazietà meno intenso e prolungato di quello prodotto da cibi ricchi di proteine e di carboidrati complessi, anche se la quantità di calorie è la stessa. Lo spuntino appetitoso e molto calorico non sarà in grado quindi di ritardare la comparsa della fame.

Il fine evoluzionistico dell’accumulare scorte

C’è da dire che da un punto di vista evoluzionistico, l’accumulo di grasso ha permesso alla specie umana di sopravvivere alle fasi di carenza di cibo durante le carestie che ci sono state anche in Europa fino alla prima metà del ventesimo secolo. Per questo nell’organismo si sono sviluppati meccanismi che permettono di mangiare anche prescindendo dal senso di sazietà e di accumulare peso in eccesso.

Le funzioni dell’apparato gastroenterico si adattano poi progressivamente al maggiore introito di alimenti: l’aumento dell’ingestione di alimenti aumenta il lavoro dello stomaco, che accoglie e digerisce maggiore quantità di cibo, del fegato e pancreas, che devono produrre più bile ed enzimi necessari per la digestione.

Il ruolo del tessuto adiposo

Nelle persone obese spesso si  osservano elevate concentrazioni ematiche di leptina, un ormone proteico prodotto dal tessuto adiposo che regola il senso di sazietà, che però in questi soggetti non manifesta il ruolo atteso di ridurre l’assunzione di alimenti. Questa contraddizione è stata spiegata col fatto che nei soggetti con eccesso di peso spesso si determina una resistenza all’ormone. In pratica, l’aumento della concentrazione nel sangue di leptina che si verifica con l’accumulo di tessuto adiposo, fa abituare i sistemi di controllo agli elevati  livelli di questo ormone che altrimenti  indurrebbero il senso di sazietà. Ciò che succede con la leptina vale anche per altri meccanismi di controllo, come quelli che dipendono dall’ insulina, dalla grelina (ormone peptidico che stimola l’appetito) e altri mediatori, in cui c’è un adattamento progressivo ai vari comportamenti alimentari.

Quale ruolo gioca l’ambiente?

Nei secoli passati c’era una periodicità nella quale le carestie si alternavano a fasi di abbondanza e anche quando non c’erano vere e proprie carestie, la stessa ciclicità delle stagioni faceva sì che i sacrifici dell’inverno fossero bilanciati dalla maggiore disponibilità di cibo della primavera e dell’estate e il peso delle persone variava di conseguenza.  Ci sono specie animali nelle quali la leptina non limita l’introito degli alimenti durante l’estate perché questo è il momento dell’anno in cui si deve accumulare energia anche per i mesi dell’autunno e dell’inverno quando non sarà altrettanto facile trovare il cibo.

Anche per l’uomo, nei secoli, i periodi di abbondanza sono stati un’occasione per fare scorte energetiche e, soprattutto, per reperire cibi che fornivano più calorie. Ma oggi, anche se le cose sono cambiate per noi abitanti dei paesi evoluti, ci comportiamo come se vivessimo una “perenne estate”, alla ricerca di cibi abbondanti e ipercalorici  in preparazione dell’inverno.

Gli alimenti ad alta densità energetica sono, in genere, anche i più appetibili. La palatabilità innesca poi nell’organismo meccanismi di piacere e appagamento che creano un circolo vizioso che spinge le persone ad assumerne sempre di più.

Fonte Fondazione Serono

 

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