Le malattie cardiovascolari (MCV) sono state considerate quasi esclusive patologie maschili. Rappresentano in realtà la principale causa di morte e disabilità femminile nei Paesi industrializzati, con un’incidenza che cresce con l’età. Poiché l’aspettativa di vita è maggiore nel sesso femminile, la proporzione di donne con MCV è in progressivo aumento*). Ma perché questo gap e come garantire la stessa prevenzione?

Questo non è un articolo sull’amore.Ma sulla salute e sulle cure, che prendono strade diverse, a seconda del sesso di appartenenza. Abbiamo dato per scontato, per secoli, che donne e uomini fossero fatti nello stesso modo. E per molti aspetti continuiamo a crederlo. È solo recente infatti:

Ma sulla salute e sulle cure, che prendono strade diverse, a seconda del sesso di appartenenza. Abbiamo dato per scontato, per secoli, che donne e uomini fossero fatti nello stesso modo. E per molti aspetti continuiamo a crederlo. È solo recente infatti:

l’acquisizione che esistono differenze di genere nella fisiopatologia, nel profilo di rischio e nelle manifestazioni cliniche, con conseguenze nel trattamento e prognosi. Come un bambino non può essere considerato un piccolo adulto, così la donna non deve essere considerata un piccolo uomo, anche se fino ad oggi la maggior parte delle conoscenze riguardanti le MCV (Malattie Cardio Vascolari) sono derivate da studi condotti principalmente su soggetti di sesso maschile e di razza caucasica, successivamente traslate alle donne e alle varie etnie.*)

Uomini e donne hanno un cuore diverso: l’importanza di una prevenzione di genere

Il cuore di uomini e donne è diverso, ma non tutti lo sanno.

Dai fattori di rischio, ai sintomi, alle cure: sono queste le principali diversità da tenere in considerazione. 

Nelle donne la malattia si manifesta con dieci anni di ritardo rispetto agli uomini e dà segnali differenti: il cuore delle donne, ad esempio, è più suscettibile alle scariche adrenergiche provocate dalle forti emozioni e nell’infarto non compaiono i tipici segnali riportati dagli uomini. Inoltre fino a quando non subentra la menopausa la donna gode di una specie di ombrello ormonale che la protegge. È ormai noto l’effetto cardioprotettivo degli estrogeni endogeni. Questo regalaalle donne un vantaggio temporale rispetto agli uomini (le MCV su base aterosclerotica si presentano, nella quasi totalità dei casi, dopo la menopausa.*)

Diverse, anche nei fattori di rischio

È stato dimostrato che le donne fumatrici hanno un rischio più che triplicato di andare incontro a MCV rispetto alle coetanee non fumatrici e ai maschi fumatori. È stato documentato che alla donna basta fumare un terzo delle sigarette dell’uomo per avere lo stesso rischio (Huxley e Woodward, 2011)

Lavorare sul ‘gender gap’

Negli anni sono stati fatti passi avanti e ancora si lavora per colmare questo gap di cura tra uomini e donne colpiti da infarto. Le donne purtroppo pagano un duplice prezzo: oltre ad avere sintomi diversi (la sintomatologia più comune di malattia coronarica nelle donne: mal di schiena, dispnea, senso di indigestione, nausea/vomito e debolezza. Spesso le donne riferiscono dolore alla mandibola e al collo e descrivono i loro sintomi come angoscianti (componente emotiva*), si ammalano in età più avanzata rendendo più difficile il successo della terapia.

Per questo è necessario lavorare sempre di più per colmare questo gap di cura, che ancora oggi esiste tra uomini e donne, quando si ammalano di una qualche malattia cardo vascolare.

*) La malattia specialistica in un’ottica di genere, tratto dal libro
Dalla Medicina di genere alla medicina di precisione“, Libro bianco 2019 – ONDA – Osservatorio Donna

Katia