Secondo un recente sondaggio della ALT – Associazione per la Lotta alla Trombosi e alle malattie cardiovascolari, solo il 30% degli italiani sa cos’è la trombosi e quali sono le sue conseguenze.

Sedentarietà, predisposizione genetica, cattiva circolazione: sono tutti fattori di rischio per sviluppare una trombosi. Si tratta di una patologia che, se non curata tempestivamente, può rivelarsi fatale. È spesso asintomatica. In alcuni casi si manifestano arrossamento, gonfiore, dolore, bruciore e intorpidimento, solitamente degli arti inferiori. Scopriamo cos’è la trombosi, le sue conseguenze e le cure disponibili.

Cos’è la trombosi?

Il termine trombosi indica la formazione di un trombo (cioè di un coagulo o grumo) di sangue in un vaso arterioso o venoso. Se tale coagulo raggiunge dimensioni significative può ostruire il vaso sanguigno, bloccando il flusso della circolazione. In questo caso l’organo irrorato dal vaso in questione vede arrestarsi improvvisamente il rifornimento di ossigeno e nutrienti, andando incontro a morte (necrosi).

Talvolta un trombo può frammentarsi, in questo caso prende il nome di embolo. Trasportato dalla circolazione sanguigna, può provocare trombosi in organi più lontani rispetto al punto di origine. Questo accade in caso di infarto del miocardio, infarto cerebrale ed embolia polmonare.

La trombosi può essere arteriosa e venosa.

La trombosi arteriosa è molto pericolosa.

I trombi che si formano nelle arterie bloccano l’arrivo dell’ossigeno con il sangue, fino a far morire alcune cellule (infarto del miocardio, ictus cerebrale, ischemia periferica). È provocata principalmente dall’aterosclerosi. Ipercolesterolemia, ipertensione, fumo di sigaretta e obesità sono i principali fattori scatenanti.

La trombosi venosa, invece, colpisce persone esposte a fattori di rischio transitori.

Può colpire le persone costrette a mantenere una posizione immobile per diverso tempo, come durante un volo aereo o restando a letto dopo un intervento o per una malattia, poiché l’immobilità aumenta la stasi circolatoria.  Inoltre, può interessare persone con predisposizione genetica per l’ipercoagulabilità del sangue che hanno la tendenza a formare coaguli con maggiore facilità al resto della popolazione.

La complicanza più severa della trombosi venosa profonda è l’embolia polmonare che si manifesta con affanno improvviso e inspiegabile, dolore toracico e alterazione della frequenza cardiaca.

Una volta scoperto cos’è la trombosi, vediamo come si cura.

La cura consiste nella somministrazione di medicinali anticoagulanti capaci di inibire la formazione di coaguli. Ne esistono di diversi tipi e rappresentano un’efficace misura per contrastare questo evento insidioso.

Un ruolo importante riveste anche la prevenzione. Soprattutto in soggetti predisposti, è fondamentale evitare uno stile di vita sedentario, svolgere regolarmente attività fisica e perdere i chili in eccesso.

Fonti:

Humanitas Salute

Fondazione Veronesi

 

Elisabetta