Quello di indovinare l’età, di questi tempi è diventato un giochetto che risulta sempre più difficile. Soprattutto dopo la decisione, molto discussa, presa durante il Convegno della Società Italiana di Gerontologia e geriatria (SIGG): ora per entrare nel novero degli anziani bisogna avere non meno di 75 anni (prima erano 65!)

Vi sembra una forzatura? Basta guardarsi intorno: chi oggi darebbe dell’anziano ad una persona nata 65 anni fa?

Noi che oggi abbiamo 50 anni non possiamo che esserne felici, ma del resto viviamo circondati da persone che a stento si riconoscono dalla loro età anagrafica. Ma come e quando è successa questa piccola rivoluzione? Cosa abbiamo fatto di buono per arrivare a questi numeri?

 

La rivoluzione dell’età

Indubbiamente in corso c’è una vera e propria rivoluzione, che lascia ben sperare anche per il futuro: solo in Italia infatti sono quasi 18mila i centenari (fino a 15 anni fa erano solo 5mila!). Tutto è iniziato dopo la seconda guerra mondiale, nel 1951, quando l’aspettativa di vita media era di 60 anni… Oggi? 85 anni per le donne e 83 per gli uomini. Abbiamo “guadagnato” 20 anni in mezzo secolo! Un record.

Ma perché è successo?

Si è spostata più in là l’insorgenza delle malattie croniche, di 20 anni, malattie che determinano l’invecchiamento (ipertensione arteriosa, aterosclerosi delle coronarie, malattie cerebrovascolari, etc).

Ai nostri giorni la disabilità fa il suo ingresso dopo i 75 anni. E poi c’è da registrare un costante miglioramento dei parametri fisiologici, ma anche, va detto, un capillare miglioramento del Servizio Sanitario Nazionale, che di fatto continua a garantire le migliori cure e un servizio gratuito alla popolazione. Checché se ne dica…

Volete migliorare ancora le prestazioni?

Chiudiamo l’articolo con una perlina di saggezza orientale: il segreto che viene dal Tibet:

  • Mangia la metà
  • Cammina il doppio
  • Ridi il triplo
  • Ama senza misura!

 

 

Fonte notizia: Ok Salute 

Credits immagine