Se le nostre ossa sono in salute, molto dipende da noi. Ecco come arginare il rischio, soprattutto femminile, perché in quanto donne siamo “destinate” a soffrirne di più rispetto agli uomini (l’osteoporosi colpisce “solo” un uomo su quattro donne)

Un ridotto apporto in latte e prodotti caseari nella infanzia e nella adolescenza si associa ad un maggiore rischio di fratture nella età adulta. Per questo l’osteoporosi è stata definita come una “malattia pediatrica che si manifesta in età matura”. Questo per sottolineare quanto sia importante il valore di una sana ed equilibrata alimentazione, in tutti gli anni della vita. A maggior ragione gli anni dello sviluppo, che sono anche gli anni dello sviluppo e della formazione della massa scheletrica (il picco di massa ossea può essere conseguito soltanto entro i primi trenta anni di vita).

I rischi aumentano con l’età e la menopausa

Il rischio superata una certa età, e con la menopausa, per le donne si chiama osteoporosi o osteopenia. Un rischio maggiore visto che non sempre l’inizio di questa degenerazione ossea si fa notare con sintomi (osteopenia).

L’osteoporosi è asintomatica fino a quando non arriva la frattura (quella del femore la più diffusa). È importante quindi una diagnosi precoce. Anche prima di entrare in menopausa, visto che è proprio con la perimenopausa che iniziano a modificarsi i livelli ormonali, che influiscono non poco sullo stato di salute generale, osseo compreso.

L’accertamento diagnostico

Per l’osteoporosi è la densitometria dove ci sono dei criteri ben definiti dal Ministero della Salute che appunto indicano l’opportunità di fare queste indagini in presenza di fattori di rischio. Una volta riscontrata l’osteoporosi, bisogna fare un trattamento anche personalizzato, perché bisogna valutare quali sono i fattori di rischio del singolo paziente ed andare a correggere quelli modificabili, anche senza pensare all’uso dei farmaci. Poi, a seconda del paziente, dell’età, etc. bisogna capire se il trattamento può essere solamente anti riassorbitivo, ovvero delle cellule che li assorbono l’osso in eccesso, oppure nei confronti degli osteoblasti, che hanno come funzione quella di produrre la matrice organica del tessuto osseo stesso.

La novità nel campo medico

Le novità in campo medico lasciano bene sperare, come la recente scoperta di una proteina, la sclerostina che va ad addormentare gli osteoblasti. La ricerca ha consentito lo sviluppo di un anticorpo contro questa proteina, e bloccando questa proteina si verifica sia un recupero è una facilitazione della neoformazione ossea, e quindi una terapia decisivamente promettente anche in termini quantitativi, perché in brevissimo tempo si ottengono risultati che altrimenti si otterrebbero in 4 o 5 anni di terapia.

Arginare il rischio di osteoporosi con una sana alimentazione ed un corretto stile di vita

L’attività fisica, indubbiamente promuovere la neoformazione ossea e quindi il rinnovamento del nostro scheletro ed è fondamentale, l’assenza di carico provoca un danno osteoporotico importante, bisogna ricordare di fare attività fisica è sicuramente rimuovere eventuali fattori di rischio, quali: eccesso di fumo, eccesso di alcol.

I 5 consigli del Ministero della Salute

  • Mantieni uno stile di vita attivo
  • Segui una dieta varia ed equilibrata per prevenire sovrappeso e obesità
  • Assumi adeguate quantità di calcio e vitamina D
  • Diminuisci il consumo di sale (che aumenta l’eliminazione del calcio con l’urina)
  • Evita il fumo e l’abuso di alcol, sovrappeso o obesità.

 

Aiuta le tue ossa, approfondimento sul sito del Ministero della Salute

 

Elisabetta